La decrescita, una riflessione comune su questi nuovi movimenti sociali

Prima di addentrarci nel concetto di decrescita, una breve contestualizzazione storica.
Abbiam vissuto anni di rivendicazioni macroeconomiche, come quella del debito estero, il movimento di resistenza globale e gli svariati vertici che l’Europa, e specialmente Barcelona, ha ospitato tra il 2000 e il 2002. Si è trattato di iniziative che rigettavano totalmente il modo d’agire degli stati e delle istituzioni finanziarie internazionali, lasciando intendere che quella auspicata fosse una sì una società assai differente ma senza mai entrarne, tuttavia, nei dettagli.
Di questo periodo ricordiamo slogan che ancora sentiamo come “un altro mondo è possibile” e “un mondo nel quale possano coesistere altri mondi”.
All’inizio di questo periodo di grandi mobilitazioni, si sono diffuse in tutto il mondo, e specialmente in Catalunia, molte iniziative collettive come quelle descritte in precedenza, le quali col rifiuto a conformarsi affermavano che la loro attività quotidiana era già di per sè alternativa.
Per questo motivo, già prima che il sistema collassi, abbiam appurato che l’idea della recessione risulta, più che un’alternativa, il percorso da seguire e da complementare con le rivendicazioni globali che da anni mettiamo in pratica quotidianamente, in modo tale da formulare una proposta politica di gran importanza e dal profondo significato.
Decrescita non significa recessione. La proposta di decrescita nulla ha che vedere con quello che potrà succedere con l’attuale crisi economica. E così come afferma il detto “non c’è nulla di peggio che una società per la crescita, senza crescita ”, allo stesso modo, il movimento per la decrescita non propone una riduzione del PIL, bensì un cambio di sistema.
La decrescita non per forza è un’idea negativa: così come quando un fiume esonda e tutti vogliamo che le sue acque tornino a seguire il loro naturale percorso, lo stesso succede con l’insostenibilità dell’attuale situazione. Decrescere non è quindi una cosa negativa, bensì qualcosa di necessario.
La decrescita denuncia il mito della crescita e propone di uscire dai parametri del produzionismo, del consumismo e, in definitiva, uscire dal sistema capitalista. Ma per poter mettere in pratica tutto ciò dovremmo rivedere i nostri modi di vivere.
La decrescita consiste nell’abbandonare il processo di globalizzazione economica e ricollocare l’economia, ovvero la produzione e il consumo, e con loro ridurre i trasporti. Per farlo è necessario in primis ricollocare la politica in modo tale che ritorni ad essere controllata dalla gente.
Far ciò significa per esempio che i livelli di sovraneità vadano dal basso all’alto, in modo che tutte le decisioni a livello municipale non vengano piu prese dai piani alti, ai quali rimarrebbe, in definitiva, da occuparsi unicamente delle problematiche che riguardano il paese intero. Vivere così ci permetterebbe di liberarci dal potere delle imprese e dei poteri economici mondiali.

Questo tragitto verso il locale, andrebbe supportato da una riduzione radicale del consumo, per portare pure ad una conseguente riduzione della produzione dei trasporti; ciò che è necessario, inoltre, andrebbe prodotto con processi ogni volta sempre più ecologici, chiudendo i cicli delle materie utilizzate.
La riduzione del consumo, sostenuta già da parecchio tempo, ha bisogno di un cambio culturale importante con il quale, gradualmente, dovremmo smettere di valutare il nostro benessere in base a proprietà e consumo di beni materiali per rivalutare maggiormente i beni relazionati come lo sono, per esempio, le relazioni umane.
E una delle chiavi per effettuare questi cambi economici, politici e culturali consiste nel ricreare la comunità come elemento base che ci permetta di mettere in moto nuove forme di convivenza, che esulino dall’individualismo predominante degli ultimi anni, imparando a cooperare, aiutandosi l’uno con l’altro nelle quotidiane necessità, per raggiungere una completa autonomia nei confronti di stato e mercato.
Queste idee hanno molto a che spartire con l’immaginario comune che, ogni giorno di più, sta spingendo molte persone ad intraprendere alternative collettive (come mobilitazioni e lotte sociali), a tal punto che la parola decrescita si è convertita in un eccellente ombrello comune, dove tutte queste iniziative possano confluire in un movimento sociale forte e diversificato allo stesso tempo.
Di fatto, come già spiegato nelle pagine riguardanti la crisi energetica e alimentare, la decrescita, ecologicamente parlando, arriverà ugualmente, per l’esaurimento delle risorse minerali e naturali sufficienti per mantenere il ritmo di consumo del pianeta. E qua entriamo in gioco noi. Possiamo aspettare passivamente l’arrivo di questa decrescita, impostaci dai poteri economici al venir meno delle risorse con le quali la classe media occidentale continui vivendo come ha fatto fino ad ora, oppure dare il via noi stessi a questo processo, abituandoci ad un modello di vita differente, impedendo che minorie potenti si accaparrino le ricchezze che appartengono a tutta l’umanità, minacciando così la sopravvivenza degli abitanti del pianeta.
Stiamo entrando a grandi passi in un’epoca chiave della storia, nella quale potremmo vivere grandi shock e grandi cambi. La decrescita, come sintesi dell’ultimo periodo di mobilitazioni e di nuove alternative, diventa un marchio di fabbrica ideologico e strategico per riunire ampie sinergie da anteporre a ciò che sta per arrivare.
Come raggruppare i movimenti sociali che promuovono questa importante passaggio verso un differente modo di vivere? Lo spieghiamo qui di seguito.

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