Comunicato: Ritorno a essere libero, continuiamo a lavorare per poter vivere senza capitalismo
Ritorno a essere libero, continuiamo a lavorare per poter vivere senza capitalismo
Dopo di 65 giorni di imprigionamento senza giudizio, l’udienza di Barcelona ci ha dato ragione riguardo al fatto che la misura di imprigionamento provvisorio senza cauzione, decretata dalla corte n. 29, era eccessiva.
La dichiarazione dei fatti rilasciata dall’udienza, al contrario, insiste nel rischio di fuga, attribuendomi dichiarazioni contraddittorie e non riconoscendo che si é trattato di un processo dove ho deciso di tornare, assumendomene le conseguenze, coincidendo con la pubblicazione di “¡Podemos!” il 17 di marzo.
L’udienza contraddice nettamente la dichiarazione della corte d’istruzione n.29. Se da una parte l’una non si vergogna di dire che tra i motivi di fuga ci sarebbe la mia mancanza di radicamento sociale, l’altra afferma che ho una “rete di collegamenti” a mia disposizione per potermi nascondere senza dover uscire dal paese.
Cosí che l’udienza d Barcelona si é inventata “l’eccesso di radicamento sociale” come ragione per poter prendere misure di sicurezza.
Decidetevi!
Anche se l’udienza ci ha dato parzialmente ragione, i 65 giorni di internamento non me li toglie nessuno.
Ad ogni modo l’esperienza dell’internamento é stata molto utile a capire personalmente molte cose sul sistema penitenziario e sulla realtá della prigione.
A livello personale i giorni sono passati in maniera tranquilla, non é stata molto dura, in parte per come sono fatto, e in parte perché diversamente dal 99% della gente che va in prigione ed é etichetata come reietta, io godo di appoggio sociale. Non mi é stato concesso vedere quello che la prigione é realmente, peró osservando e condividendo la situazione con altri compagni é stato possibile farmi un’idea approssimata della vulnerabilitá e della difficoltá di difendere i diritti fondamentali in una situazione come questa, in cui vivono migliaia di persone nel nostro paese. La mancanza di diritti molto piú alta di quella che si dichiara nella costituzione in vigore.
La prigione non compie la funzione di reinserimento che le si attribuisce, anzi, accentua lo sdradicamento sociale e la mancanza di prospettive in chi vi é rinchiuso.
Spero che quest a esperienza mi sia utile per contribuire alla difesa dei diritti fondamentali dei rinchiusi e a creare un dibattito sociale sulla prigione e sulle sue alternative.
Per di piú criticare le basi del criterio che ha messo un prezzo alla mia libertá, considero che 50.000 euro sia eccessivo anche per la sua mole. Basta dare un’occhiata al registro delle cauzioni depositate per potersi rendere conto che é una cifra discriminante per via delle mie idee. Cosí che tra la gente che mi appoggia e chi non vuole che si sappia chi sono, il denaro é stato depositato velocemente. La gente che mi appoggia pensa che sono piú utile fuori che dentro la prigione, per questo mi hanno liberato cosí velocemente. Li ringrazio e assumo la fiducia che hanno depositato in me.
Nonostante ció é conveniente chiarire che di questo denaro le banche non ne vedranno neanche l’ombra, sia perché non é mio, sia perché trattandosi di una cauzione, non di una donazione, ma di un deposito che sará restituito a questa gente dopo del giudizio.
Questi depositi saranno transitati alla banca etica e alla cooperativa Fiare in modo che nel tribunale solo rimarranno i soldi della garanzia bancaria corrispondente a quello che abbiamo transitato con questa entitá. In questo modo la nostra risposta a livello economico sará coerente con gli obbiettivi della disobbedienza bancaria: usarla per rinforzare il nostro progetto originario; quello etico e cooperativo del nostro paese.
Il processo d’istruzione continua e puó essere lungo. Se le banche mi vogliono giudicare, la cittadinanza giudicherá le banche. Come é stato dimostrato in questi 65 giorni di reclusione, per ogni colpo che danno, la forza delle nostre denuncie sará amplificata, cosí come il significato dei nostri argomenti e la coerenza dei nostri atti. Hanno cercato un castigo esemplare e invece hanno rinforzato un esempio che ispira.
Quando la voracitá e la mancanza di scrupoli delle banche sono venute allo scoperto, e il loro essere fattore scatenente della crisi attuale é risultato chiaro, la maggioranza sociale considera che le banche sono le ladre e per me chiedono l’assoluzione.
D’ora in avanti inizia una nuova epoca in cui difenderó le mie idee in libertá, allo stesso modo in cui avrei fatto dal 17 marzo. Dopo due mesi mi rincorporo attivamente come sempre ai movimenti sociali e specialmente alla “rete per la Decrescita” e al collettivo “Crisi”.
Abbiamo molto lavoro da svolgere per continuare i progetti presentati nella pubblicazione “¡Podemos!”. Congiuntamente con le centinaia di compagne e compagni, ci implicheremo con tutta la nostra forza affinché il prossimo 17 settembre possa essere un nuovo punto di inflessione per dimostrare che possiamo vivere senza capitalismo e per poter visualizzare la grande quantitá di persone che, sempre piú, vogliono vivere in modo alternativo a quello che impone il sistema dominante e che lo stiamo iniziando.
A livello globale, il tempo passa rapidamente e, per quanto forti siano gli argomenti, per quanto evidenti si manifestano le prove , per quanti attori sociali lo reclamino, nessuno dei membri della classe politica osa intraprendere pubblicamnete il dibattito sulla crescita, e se deve continuare a essere il fine ultimo dell’economia.
Al posto di cambiare il modello economico affinché non abbia bisogno di crescere, si parla di cambiar eil modello di crescita e si praticano misure che solo tendono a perpetuarlo. Si sovvenziona l’acquisto di automobili, mentre sempre piú la gente disoccupata soffre per non poter mangiare e per non avere un posto dove dormire. Si sta cosí mancando l’occasione di poter iniziare una transizione verso un modello economico e ecologico percorribile. Se non lo fanno loro, lo faremo noi.
Se la clase política svia l’attenzione, noi ci concentreremo. Basta con le false promesse, con le corruzioni e gli insulti tra i partiti.
Basta con la codardia e con i calcoli elettorali a breve termine. Perché non parliamo di come si puó rendere vivibile la nostra societá per il 2012, in modo tale che lo sia anche nel 2020 e nel 2040?
Mentre le istituzioni pubbliche non reagiscono e continuano a seguire la legge del silenzio su tutto quello che non é pensiero unico capitalista, abbiamo solo una scelta: quella di agire direttamente, trasformare la societá dal basso partendo dall’autorganizazione sociale.
La repressione non ci taglierá le ali. Il potere non é potere senza obbedienza e paura. Siamo sempre di piú, le persone coraggiose, e ci stiamo organizzando
Enric Duran


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